Il Morin analizza l’appuntamento del Qualification Round

“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta.”

Questo è stato il motto della prima tappa, per il “Liceo Ugo Morin” di Mestre e, per ora, ampiamente rispettato. Tre partite, tre vittore con ampio margine per i ragazzi, acclamati come degli eroi dai numerosissimi tifosi accorsi in massa per sostenere la squadra. Quest’anno il “Liceo Morin” non si nasconde, e fin da subito si punta in alto, seppur mantenendo i piedi per terra. Ogni anno la “Reyer School Cup” rappresenta uno strumento fondamentale per farsi notare, rappresentando anche uno strumento di unione e amicizia che poche scuole hanno. Insomma, un sostegno così forte da parte di ragazzi e ragazze di diverse età per dei propri coetanei non si vede tutti i giorni.

Ed è importante ricordare, che il sostegno non sia arrivato solo dalla cinquantina di “moriniani” presenti l’1 marzo alla palestra dell’Istituto “Gritti”: c’è stata una vera e propria battaglia per prenotare i posti disponibili, e i rappresentanti di tifo e comunicazione hanno dovuto sudare sette camicie per accontentare più persone possibili. Proprio riguardo alla comunicazione, non si può non citare l’impegno sui social, grazie all’hashtag #MorinGOAT e il suo derivato #GOATIsComing riprendendo una famosa tagline di una nota serie televisiva. Tutta la scuola si è mobilitata e vi sono state centinaia di condivisioni dei vari post su Instagram e le news riguardanti la squadra. Menzione speciale vanno ai vari video di presentazione postati, dei veri e propri capolavori. Ma perché “goat”? In inglese, “goat” significa capra. Purtroppo non siamo grandi fan di Vittorio Sgarbi; “goat” è in realtà un acronimo: “Greatest Of All Time” cioè “Migliori di tutti i tempi”, una classica sigla diffusissima negli States.

Anche il tifo non si è risparmiato: nonostante le altre scuole abbiano avuto sicuramente un numero maggiore di tifosi (anche se il numero di posti era limitato, forse non per tutti?), gli unici a cantare per tutti i minuti delle partite disputate sono stati i tifosi del “Morin”, chapeau! E l’impegno non è finito qua: la novità assoluta di quest’anno sono state le cheerleader che hanno saputo entusiasmare (e forse anche innamorare) i cuori di tutti i tifosi presenti, non solo “moriniani”. Seppur inizialmente non sia stata considerata una grande idea, le cheerleader, sotto il coordinamento della professoressa Martignon, hanno saputo ribaltare i dubbi iniziali in un’esplosione di ballo e ginnastica artistica da far vibrare l’intera palestra.

E dopo aver elogiato la comunicazione, il tifo e le cheerleader non si può non passare ai complimenti agli artefici di questo successo: i giocatori. Forse a colazione i ragazzi devono aver mangiato qualcosa di diverso, perché al “Gritti” si è realizzato un vero e proprio “dominio moriniano”. 129 punti fatti, solo 55 subiti, al momento la miglior difesa e il miglior attacco di tutta Mestre-Venezia, 3 vittorie, 0 sconfitte, +74 di differenza reti in sole tre partite. Siamo onesti, seppur delle buone squadre, le avversarie del Morin non erano forse all’altezza; però se questo è solo l’inizio, non vediamo l’ora di vedere il resto. Non abbiamo fatto nulla fino ad ora, e anche l’anno scorso sul momento topico per la nostra squadra, nella gara che, se vinta, ci avrebbe permesso di volare al Taliercio, il “Morin” è dovuto tornare con i piedi per terra nella sconfitta contro il “Bruno” (poi vincitori della “Reyer School Cup”). Eppure ai “moriniani” piace sognare, quest’anno le speranze sono altissime e la voglia di giocare nel palazzetto di Daye, Haynes e compagni e ancora più alta.

Tutta la scuola si mobiliterebbe in massa per una vera e propria invasione bianco-blu (i colori della scuola). E se c’è un uomo che può portarci all’Olimpo, quello è il professor Centenaro. Più di un professore, più di un allenatore, lui è un vero e proprio mentore, la stella delle stelle. Centenaro di “Reyer School Cup” ne ha già vinte tante, e quindi è lui che può portare il trofeo alla Gazzera.

Stiamo calmi però, non abbiamo fatto ancora nulla. Un passo alla volta, un centimetro alla volta, la nostra testa è concentrata solo sulla seconda tappa. Ancora incognita la destinazione. Ma una cosa è certa. Comunque vada, il “Morin” è pronto e sta arrivando. Il bello deve ancora venire.

 

Nicolò Libralesso, 4FS.