Istituto d'Istruzione Superiore Bruno - Franchetti di Mestre


Il roster

N.NOMECOGNOMEANNOCLASSEISTITUTORUOLO
1ALESSANDRODE NAT20005CBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
2SEBASTIANOGAUDIO20005EBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
3GIOVANNIBETTIOL20005HBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
4NICOLAMARINELLI20005CBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
5ALMORO'MINICLERI20005GBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
6PIETROTENDERINI20005CBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
7LUCATOCCHI20014ABRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
8ALVISEBEVILACQUA20014EBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
9SIMONEMIANI20014BBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
10LUCAMARZARO20023FBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
11LEONARDODE MARCHI20023FBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
12FILIPPOGARBO20014GBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
13ELIASLAURENTI20023CBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
14GIANMARCONIERO20032ALBRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
15BRUNO-FRANCHETTIGIOCATORE
16FRANCESCA MANTOVAN5BRUNO-FRANCHETTIRESP. COMUNICAZIONE
17MARCOSALVATO4BRUNO-FRANCHETTIRESP. COMUNICAZIONE
18ROCCOBUSETTO4BRUNO-FRANCHETTIRESP. TIFO
19GIACOMOPESCE4BRUNO-FRANCHETTIRESP. TIFO
20MARCELLOPENNINO2ALBRUNO-FRANCHETTIARBITRO D'ISTITUTO


    UNO CONTRO UNO CON IL PROF GALAZZO

    Mano a mano che ci si avvicina alla palestra diventa sempre più chiaro cosa stia avvenendo all’interno. Scricchiolii di scarpe di gomma sul parquet, la voce del professore, il rumore dei palloni contro il pavimento e contro il tabellone, le risate e gli scherzi tra compagni nei momenti morti. Indovinate? Basket. È la nostra squadra che si prepara per la prossima tappa della Reyer School Cup. Guardo l’allenamento e aspetto il professor Galazzo: oggi sarà lui il protagonista. I ragazzi sono senza ombra di dubbio il fulcro di tutta l’iniziativa, ma non bisogna sottovalutare il ruolo fondamentale ricoperto dall’allenatore. E finalmente è arrivato il momento di sentire cosa ne pensa lui, espertissimo di basket (allena delle squadre anche al di fuori dell’ambiente scolastico, ndr).

    E domande siano!

    “Per lei questo è il primo anno d’insegnamento presso il liceo Bruno-Franchetti. Il primo approccio con i ragazzi della squadra com’è stato? C’è stato feeling da subito o è stato necessario un po’ di tempo?”

    “Devo essere sincero: c’è voluto un po’ di tempo. Venivano da tre anni con un’organizzazione diversa, con un insegnante a cui erano e sono legati da ricordi indelebili. Non è perciò stato automatico entrare in sintonia con la squadra, ma ora, con chi più con chi meno, si è creato davvero un bel rapporto.”

    “Essere allenatore di una squadra per tre volte vincitrice della coppa, dalla quale ci si aspetta molto, non deve essere facile: quali sono le sue sensazioni al riguardo?”

    “La vivo un po’ come la vivono i ragazzi: giocare partite di così breve durata con i favori del pronostico è la cosa più difficile, perché da un lato si ha l’ansia di riconfermare il proprio valore, dall’altro tutte le altre squadre danno il massimo per battere la squadra dei pluricampioni. Un ultimo aspetto è che quando si è i favoriti se si vince “è normale”, se si perde per qualcuno può diventare un fallimento.”

    “Nella prima tappa ci siamo messi alla prova e ci siamo scontrati con altre squadre. Cosa pensa del livello di gioco?”

    “Il livello generale degli altri giocatori della tappa è molto molto alto. Sia dal punto di vista individuale che di squadra la qualità del gioco ha superato le mie aspettative. Per quanto riguarda i nostri ragazzi lo standard è davvero buono. Manca qualche elemento di spicco rispetto agli anni scorsi, ma si può compensare bene con un maggiore gioco di squadra.”

    “La tappa si è comunque conclusa positivamente per noi, che abbiamo superato questa prima prova, anche se al secondo posto. Ci dica la sua opinione al riguardo.”

    “La cosa di cui sono più contento è che siamo passati, perché non era facile. Dopo aver rotto il ghiaccio con il Pacinotti infatti, i ragazzi hanno sofferto tantissimo la tensione della partita contro lo Stefanini, come si è visto nei primi 10 minuti di blocco. Dopodiché la squadra si è resa conto che mancava chi “togliesse le castagne dal fuoco”, come spesso faceva l’anno scorso Ciaramella, ed ha incominciato a rispondere. Non è bastato purtroppo per passare la tappa al primo posto, ma sono davvero soddisfatto della reazione avuta nell’ultima partita contro il Parini.”

    “In cosa secondo lei si può e bisogna migliorare?”

    “Bisogna migliorare in attenzione difensiva: è necessario comprendere i punti di forza degli avversari e provare a smontarli. Inoltre, si deve giocare non tanto individualmente, ma creare più gioco di squadra, più movimento per non dare punti di riferimento all’altra squadra. “

    “Quali sono invece i nostri punti di forza?”

    “Abbiamo una batteria di lunghi di ottimo livello per questo campionato. A questo si aggiunge che abbiamo molti giocatori poliedrici, che eccellono in diverse cose, che sanno tirare, penetrare, difendere, palleggiare, fare contropiede. “

    “Quali sono le sue aspettative per la prossima tappa?”

    “L’unica mia aspettativa è quella di far vedere che giochiamo a basket come si deve. Poi, ovviamente, si può vincere o perdere, perché (per fortuna) in questo gioco ci sono anche gli avversari, ma l’importante è andare in campo, non dare nulla per scontato e far giocare i ragazzi al 100%.”

    “Cosa dirà ai ragazzi prima di giocare?”

    “Dirò loro le stesse cose che ho detto prima della prima tappa: che tutti giocano per battere i campioni, che devono essere orgogliosi di giocare per il liceo Bruno-Franchetti e che devono giocare a pallacanestro soprattutto per divertirsi e raggiungere un obiettivo insieme.”

    Inutile dire che nel professore si notano benissimo diverse cose: una visione d’insieme e razionale della faccenda, l’esperienza nel campo (letteralmente) e fermezza e determinazione che devono essere costanti per chi è del mestiere. Tutte caratteristiche che sicuramente ci aiutano nell’affrontare la prossima sfida: la Reyer Madness. Per noi L’ appuntamento sarà martedì 27 Marzo, presso la Palestra del Liceo Galilei, a Dolo. Si sfideranno 6 squadre, ne passerà una sola: la tensione è alle stelle.
    In attesa di questo evento, credo che le parole migliori da dire siano proprio quelle del professor Galazzo:
    tutti giocano per battere i campioni.
    Ma ci riusciranno?
    Che vinca il migliore.

    Francesca Mantovan

    REYER SCHOOL CUP: IL BRUNO-FRANCHETTI GIOCA PER LA MAGIA

    Giordano Bruno e Raimondo Franchetti, due licei storici a Mestre dove si sono formate intere generazioni di persone, alcune delle quali diventate anche molto famose, come l’ex coach della nazionale di basket ed attuale assistant coach dei San Antonio Spurs Ettore Messina. Dal 2013 un’unica realtà, che nelle due sedi di Corso del Popolo e via Baglioni comprende più di mille studenti dai molteplici interessi, che la scuola cerca di soddisfare con i suoi indirizzi, i potenziamenti e le attività extracurricolari. Tra queste non possiamo non nominare la Reyer School Cup, la quale negli ultimi anni ha acquisito un’incredibile risonanza, negli ambienti scolastici e non. Il nostro istituto non solo ha partecipato con grande entusiasmo, ma è fiero di essere riconosciuto il campione in carica da tre anni a questa parte. Tra i suoi numerosi studenti molti praticano uno sport a livello agonistico, però questa iniziativa non coinvolge solo i cestisti o gli sportivi in generale, ma tutti. La Reyer School Cup implica per noi una partecipazione a 360 °: giocatori e coach ovviamente, ma anche tutti coloro che lavorano per produrre articoli, video, striscioni, i ragazzi del tifo e i professori incaricati di accompagnarci a vedere le diverse partite. Spesso tutto ciò richiede un serio impegno, ma lì, sugli spalti, acclamando tutti insieme: “Dai ragazzi noi ci crediamo” tutto questo svanisce e viene sostituito da un forte senso di appartenenza e soddisfazione.

    Per quanto riguarda la squadra, questo è un anno di cambiamenti. Tre protagonisti della scorsa edizione mancano all’appello: il cecchino Ciaramella, “Mike” Antelli e il professore e coach Massimo Centenaro. Ma nuovi elementi altrettanto validi sono pronti a rendere onore al nostro team e al nostro istituto: subentra nel ruolo di allenatore l’espertissimo professor Francesco Galazzo, che precedentemente preparava i ragazzi dell’istituto Galilei di San Donà e che è già pienamente inserito e sempre pronto a spronare i suoi studenti. Invece, a lottare in campo, troviamo 14 agguerritissimi e abilissimi cestisti: Sebastiano Gaudio, Luca Camporese, Francesco Porzionato, Luca Pagani, Elias Laurenti, Alberto Bedin, Matteo Tagliapietra, Francesco Brancalion, Andrea Sparagna, Mariano Reginato, Giovanni Bettiol, Francesco Mantovani, Nicola Marinelli, Teodros Barbiero. Ragazzi con grande carattere nel gioco e al di fuori, che non usano però la loro personalità per prevaricare l’uno sull’altro, ma per rendere ancor migliore il gioco di squadra.

    Insomma, studenti che sanno sia tenere testa all’alto livello di preparazione richiesto dalla nostra scuola sia coltivare la loro grande passione. Un connubio non sempre facile, che richiede grande versatilità e grande impegno. È questo d’altronde che i nostri docenti ci insegnano: la solerzia e l’interesse per le loro materie certo, ma anche la dedizione e la forza di volontà nel continuare tutte le nostre attività extrascolastiche con successo. L’unione di questi due mondi, l’educazione e le nostre passioni, è forse il motivo principale per cui il nostro istituto partecipa con immenso trasporto alla Reyer School Cup. Essa infatti ha come principale obiettivo proprio una visione diversa della scuola, o meglio, l’intenzione di far brillare giornate che a volte, per quanto possa piacerci ciò che studiamo, appaiono tutte uguali e un po’ grigie. Se ci chiedessero perché il Bruno-Franchetti partecipi a questo torneo, la risposta sarebbe senza ombra di dubbio questa: per le emozioni. Ma chiariamolo: non si parla di emozioni eccessive, che possono quasi diventare negative. Si parla di emozioni sane, di quelle che ci fanno crescere, che da grandi raccontiamo ai nostri figli come significative nei nostri anni da liceali. La voglia di unirsi per un obiettivo comune, di condividere il più possibile con gli altri, di giocare bene non per particolari tornaconti, se non quelli della autostima e dell’ammirazione dei propri compagni, di arrivare più avanti che si può e, perché no, la voglia di vincere. Non sminuiamo questa competizione tra istituti, non pensiamola solo come un torneo tra ragazzi: è il simbolo che la crescita e l’istruzione non sono solo tra i banchi, ma in tutto ciò che ci stimola ogni giorno a migliorare, ad imparare qualcosa in più. Perché giocare la Reyer School Cup? Per questo particolare tipo di magia.

    Francesca Mantovan e Allegra Altea Tonon

    Le Pagelle del Bruno-Franchetti

    Reyer School Cup 2018 – Si aprono le danze

    Fine Gennaio – alle 5 fuori è già buio, ma ciò non fa altro che favorire sonnolenti pomeriggi per gli studenti che, in genere al riparo da grossi impegni scolastici (purtroppo solo momentaneamente) possono rilassarsi per qualche settimana.

    Uno però è l’appuntamento, che alla sua quinta edizione si potrebbe ormai chiamare tradizione, in grado di ridestare tutti dal torpore invernale: la Reyer School Cup.

    Torneo che coinvolge scuole da tutto il Veneto, l’iniziativa è stata sin dal primo anno in grado non solo di dare la possibilità a giovani cestisti di competere in un clima di sportività e fratellanza, ma anche (e soprattutto) di riunire tutti gli studenti, atleti e non, con un senso di appartenenza e d’identità mai visto in precedenza.

    Non c’è da sorprendersi quindi se anche oggi, a quasi tre anni dal fischio d’inizio che segnò l’esordio del Bruno-Franchetti nel torneo, la passione, la partecipazione (anche con il pensiero alle classi che sono dovute rimanere a lezione) ed il sincero affetto per la squadra si sono dimostrati più forti che mai; proprio grazie a questo sostegno (anche di vecchie “star” che, seppur fuori dal campo, sono state vicine ai nuovi arrivati) i nostri ragazzi sono riusciti ancora una volta a qualificarsi alla fase successiva di quella che, comunque vada a finire, siamo certi sarà una grande avventura.

    Ma è giunto il momento di lasciare spazio alle pagelle tecniche di un esperto d’eccezione, che ha viaggiato oltre 200 km per essere con noi oggi – un po’ più lombarda la parlata, ma nel cuore è sempre il nostro “cecchino”: Daniele Ciaramella

    Laurenti Elias, voto 7,5: sfrontatezza e personalità da vendere, nonostante i soli 15 anni sempre pronto ad aiutare la squadra in qualsiasi situazione.
    Brancalion Francesco, voto 7: minuti di sostanza quelli in campo per l’esterno liceale, soprattutto in fase difensiva.
    Bettiol Giovanni, voto 8: play ragionatore che gestisce in maniera molto intelligente la squadra nell’arco delle tre partite, aggiungendo una grande presenza difensiva.
    Gaudio Sebastiano, voto 8,5: alla sua prima apparizione nella competizione dimostra personalità, grinta e faccia tosta soprattutto in attacco dove si dimostra fondamentale dal punto di vista realizzativo.
    Barbiero Teodros, voto 7,5: solita grande aggressività difensiva, nonché forte presenza dal punto di vista atletico soprattutto a rimbalzo e sulle palle vaganti.
    Sparagna Andrea, voto 7,5: anche per lui grande presenza difensiva, oltre a buoni movimenti in attacco negli schemi di coach Galazzo con canestri importanti nelle fasi concitate del match.
    Porzionato Francesco, voto 7,5: per lui un continuo alternarsi con Bettiol in cabina di regia, dimostrando fin da subito sicurezza e gestione del gioco alternando fasi in cui “spingere” e fasi in cui giocare con più intelligenza e calma.
    Pagani Luca, voto 7: nei minuti in campo, dimostra altruismo e mentalità molte volte rifiutando tiri aperti per giocare più intelligentemente con la squadra.
    Mantovani Francesco, voto 8: dimostra l’esperienza accumulata in questi tre anni nella competizione aiutando la squadra su entrambi i lati del campo, adattandosi anche a più ruoli.
    Tagliapietra Matteo, voto 8: non le migliori prove dal punto di vista realizzativo ma, essendo l’unico lungo a disposizione di coach Galazzo, gioca tre grandi partite di sacrificio lottando sotto canestro su ogni palla e dando un importante contributo per la leadership del gruppo.
    Marinelli Nicola, voto 7: sfrutta al massimo i minuti concessi dal coach per dare sostegno alla squadra su entrambi i lati del campo.
    Camporese Luca, voto 7,5:  anche lui nonostante la giovane età, sfrutta le due precedenti edizioni per farsi trovare pronto con faccia tosta e grande determinazione per aiutare la squadra in qualsiasi modo.
    Reginato Mariano, voto 7,5: la devozione e il rispetto che ha per la maglia del suo liceo gli fa prendere coscienza dell’importante ruolo emotivo che ha all’interno della squadra, trasformando tutta la sua carica positiva in energia visibile durante tutte le partite, sia in campo che fuori.

    Ettore Ausilio

    I detentori del titolo: ecco a voi il Liceo Bruno – Franchetti!


    BRUNO FRANCHETTI: VI ASPETTIAMO IN CAMPO

    Ore 14.15. Palestra dell’istituto Giordano Bruno. Sono 14. Sono pronti. Eccola: la nuova squadra dell’istituto Bruno-Franchetti. I ragazzi, guidati dal loro coach, il professor Galazzo, sono pronti per uno degli ultimi allenamenti in preparazione della prima fase della Reyer School Cup, il “Qualification round”. Si respira la carica e la motivazione dei giocatori che quest’anno hanno il grande impegno e privilegio di rappresentare la loro scuola, anche perché, come sappiamo, il nostro liceo ha ottenuto nelle tre precedenti edizioni un fantastico three peat!

    Ma conosciamoli meglio.

    Matteo Tagliapietra, 18 anni, 200 cm. Ora gioca nel basket Mestre, ma sicuramente non è la sua prima squadra: la sua passione dura da quando aveva 6 anni. È ormai un veterano: questo è il terzo anno di fila che gioca per noi. Si dice molto contento di partecipare un’altra volta alla competizione, vista la soddisfazione delle ultime esperienze. Cosa si aspetta dall’avventura di quest’anno? Al di là di come andrà la competizione, sa già che crescerà come giocatore. Lo spirito è decisamente quello giusto.

    Luca Camporese, 16 anni, 190 cm. Gioca nel basket Favaro. Come tutti i giocatori che si rispettino non segue solo il suo campionato, ma segue molto anche le partite dei grandi professionisti. La sua squadra preferita? I Philadelphia 76ers di Ben Simmons e Joel Embiid. Nonostante la giovane età, questa è la sua terza edizione. Un altro “di casa”, che da quest’anno si aspetta ancora più emozioni degli anni scorsi. Non è una sfida facile a suo dire, ma crede moltissimo nella squadra.

    Francesco Porzionato, 18 anni, 170 cm. Gioca nella polisportiva Casale. Dice di essersi “innamorato” di questo sport a 6 anni, dopo aver seguito il consiglio di sua mamma di fare una prova. Innamorato? Forse la definizione più bella del sentimento che si prova per il proprio sport. L’abbiamo già visto giocare nell’edizione precedente, relativamente alla quale si dice ovviamente orgoglioso di aver rappresentato la sua scuola. Per quest’anno? Continuare sulla scia degli anni scorsi. E così ci auguriamo che sia.

    Alberto Bedin, 18 anni, 201 cm. Anche lui, come Matteo Tagliapietra, gioca nel basket Mestre. L’anno scorso ha partecipato per la prima volta ed ha subito mostrato grande grinta. È contentissimo di ripetere l’esperienza, soprattutto perché dice di essersi trovato davvero bene pur provenendo da un altro ambiente (Riva del Garda, ndr). È qui per divertirsi, ma anche, com’è giusto che sia, per vincere. È molto contento dei suoi compagni, anche se abbiamo perso due elementi sicuramente molto forti (Ciaramella e Antelli, ndr). La grinta di cui dicevamo? Lo contraddistingue anche quest’anno.

    Sebastiano Gaudio, 17 anni, 184 cm. Se gli si chiede chi sia il suo cestista preferito risponde scherzosamente, dimostrando il clima sereno e giocoso della squadra, che è Alberto Bedin, con cui gioca anche fuori da scuola. Pur essendo al quarto anno, è la prima volta che lo vediamo in campo. Nuovo acquisto quindi, di cui però compagni e allenatore si dicono contenti. Già ora afferma di divertirsi moltissimo e di aver conosciuto tante persone nuove. Non pensiate però che per lui sia solo una questione di pubbliche relazioni… Non vede l’ora di poter giocare contro altre scuole.

    Nicola Marinelli, 17 anni, 190 cm. La passione per il basket lo accompagna da quando era alle elementari e un suo amico l’ha coinvolto in questo sport. Ora gioca nel basket Favaro, ma questa è la sua prima volta alla Reyer School Cup . Cosa si aspetta da questa esperienza? Crescere molto a livello sportivo, giocando con e contro giocatori di ottimo livello. Ma non solo: crescere in generale, come persona. E noi non possiamo che essere pienamente d’accordo.

    Luca Pagani, 18 anni, 185 cm. Molti dei ragazzi giocano assieme anche fuori e così è anche per Luca che gioca nella polisportiva Casale con “Porzio”. La sua squadra del cuore? I Minnesota Timberwolves, anche se il suo cestista preferito non vi appartiene. Egli infatti è uno dei campioni d’Italia della Reyer: Stefano Tonut. Anche in questo caso lo vediamo giocare per la prima volta per la nostra scuola. Come obiettivo principale si parla non per forza di vittoria, ma di soddisfazioni, in qualsiasi ambito.

    Elias Laurenti, 168 cm. Con i suoi 15 anni il giocatore dei Giants di Marghera è il più giovane del nostro team. Ma già l’anno scorso ha partecipato alla competizione, contribuendo quindi al nostro grande risultato. Per lui essere parte di tutto questo è davvero speciale, soprattutto perchè trasforma la scuola in qualcosa di più che semplice studio. Per quest’anno? Vuole vincere.

    Teodros Barbiero, 18 anni, 185 cm. Da quando aveva sei anni ed ha iniziato con suo fratello non ha mai smesso di giocare a basket, ma per un problema al ginocchio quest’anno non lo fa più a tempo pieno, ma non vuole perdersi questa splendida competizione tra scuole. Ha già giocato l’anno scorso, ma prudentemente non si sbilancia e in quanto ad aspettative risponde che intanto vuole passare la prima fase. Passo per passo quindi, pronto a sorprenderci.

    Andrea Sparagna, 18 anni, 180 cm. Unico giocatore proveniente dall’indirizzo classico della nostra scuola, fuori si allena e compete con il Castellana basket. È la prima volta che partecipa alla Reyer School Cup e proprio grazie alla Reyer, anche se in forma diversa, si è avvicinato a questo sport: a 5 anni infatti già seguiva le partite della squadra granata. Il team di quest’anno a suo dire è molto competitivo, completo in ogni ruolo e guidato da un allenatore molto competente. Se ci sono la coesione e la carica giusta si può giocare davvero bene.

    Mariano Reginato, 18 anni, 187 cm. In casa ha sempre avuto un canestro, per via della grande passione che accomuna tutta la sua famiglia. Ora sicuramente di canestro usa meno quello di casa e più quello della palestra dove si allena con il Leoncino. È la seconda volta che concorre per la nostra scuola ed è molto contento dell’esperienza passata. “Respiri un incredibile senso di appartenenza” dice. E in virtù di questo senso d’appartenenza lotterà per ottenere un ottimo risultato ed arrivare fino in fondo.

    Francesco Brancalion , 18 anni, 182 cm. Anche lui è uno degli appartenenti alla polisportiva Casale. Il suo giocatore preferito è Kobe Bryant e non a caso la sua squadra preferita sono i Los Angeles Lakers. Ritiene di far parte di un gruppo unito e con il quale spera di poter alzare di nuovo la coppa.

    Giovanni Bettiol, 17 anni, 185 cm. Gioca nel basket Favaro. È il secondo anno che compete per la sua scuola e proprio in ambiente scolastico ha fatto i suoi primi canestri. È stato grazie alla sua insegnante di ginnastica delle elementari, la quale l’ha fatto provare a lezione, che è nata la sua passione. Sostiene che le altre squadre si sono rafforzate rispetto agli anni scorsi, ma ha grande fiducia in se stesso e nei suoi compagni.

    Francesco Mantovani, 18 anni, 195 cm. . Gioca nella Virtus Murano. Se è qui con noi è grazie ad un suo amico che in terza elementare gli ha chiesto di allenarsi con lui. Ed ora? Per lui questa è la quarta edizione e tutti i momenti degli anni scorsi gli son rimasti nel cuore, non solo per le vittorie, ma per tutto l’insieme di sensazioni nuove e positive. Sicuramente un esperto a cui non serve dire come affrontare il tutto e che certamente non ci deluderà.

    Insomma, un bel carico di aspettative dal punto di vista dei risultati, ma la certezza di un arricchimento dal punto di vista delle esperienze, dello spirito di appartenenza all’istituto e soprattutto, beh, delle emozioni. La Reyer School Cup infatti, comunque vada, è un successo. Non è solo la tecnica dei giocatori, la serietà e la professionalità dell’allenatore, il numero di punti, la vittoria, la coppa. La Reyer School Cup è prima di tutto quel senso di appartenenza che si ha quando tutti gli studenti, alle partite, battono le mani all’unisono e cantano per sostenere quelli che possono essere dei compagni di classe, degli amici, ma anche dei perfetti sconosciuti con cui però si condivide l’orgoglio di studiare, crescere, imparare nello stesso posto, nella stessa scuola. La Reyer School Cup è la forza di volontà dei nostri giocatori che non sempre sono dei futuri professionisti, ma che ci mettono a volte molta più passione di chi magari con questo sport ci vive. Una grande opportunità, una grande sfida. Noi ci crediamo, davvero. E allora? Forza ragazzi!

    Francesca Mantovan